Nel mio dialetto… Bolognese c’è un detto:
Qual ch’thir qual cha ti dvintè.
Traduzione: Quello che eri e quello che sei diventato.
Questa frase viene usata sia nel bene che nel male.. ecco di seguito una bella foto del giovane Fini (neanche tanto 20 anni fa) mentre saluta romanamente.

Ormai le parole brutte per definire il Gianfranco si sprecano. Salvo ricordare a metà della metamorfosi cosa e chi era Gianfranco Fini:
Il piccolo Gianfranco nasce a Bologna il 3 gennaio 1952, figlio di Argenio Fini detto Sergio volontario della Repubblica Sociale Italiana, Divisione di Fanteria San Marco, e più tardi iscritto all’Associazione nazionale dei combattenti. La madre, Erminia Marani era figlia di Antonio Marani, ferrarese, presente assieme a Italo Balbo alla marcia su Roma. Il nome Gianfranco fu scelto per ricordare un cugino assassinato a vent’anni dai partigiani, quando era da poco passato il 25 aprile del 1945.
A 16 anni il giovane si iscrive alla Giovane Italia poi al Fronte della gioventù e nel 1977 ne divenne segretario per volere di Almirante. Almirante stesso lo destinò come suo erede alla guida del partito.
Il lungimirante Giorgio pensava che mettere in mano il partito ad un “non fascista” avrebbe dato un futuro all’MSI. A dire la verità questo non essere “fascista” di Fini venne fuori solo più tardi e come venne fuori!
Ha talmente convinto tutti di non essere fascista che qualcuno pensa oggi che sia quasi comunista..
Ma tornando alla storia più recente dopo vari passaggi Fini porta l’MSI a cambiare nome a strategie e a perdere pezzi dell’area più di destra. Forse l’unica mossa azzeccata in quanto riesce in un primo momento a convincere gli ex camerati che è una mossa necessaria ma che in fondo non sarebbe cambiato nulla.
A.N. raggiunge il suo massimo storico alle politiche del 1996 anche grazie al grande regalo del Cavaliere con le dichiarazioni di Casalecchio il 23 novembre del 1993 poi inizia il declino…
Nel 1999 il primo grande errore si chiama elefantino: un pazza alleanza con Mariotto Segni, Marco Taradash e Peppino Calderisi. Un tentativo idiota di manipolare un’elettorato di destra obbligandolo ad abbracciare un progetto senza storia e futuro. Ora col senno di poi possiamo leggere questa armata Brancaleone come il primo tentativo di Fini di smarcarsi dal Cavaliere.
Fallito miseramente questo strano patto Fini rientra nell’ombra di Silvio… talmente in ombra che nonostante ricoprisse importanti ruoli istituzionali mai si udì la sua voce.
Il buon Gianfranco attende l’osso come un ossequiante cagnolino.
L’osso arriva a gennaio del 2007 quando Berlusconi dichiarò come suo successore proprio il simpatico pennellone.
Subito dopo nel 2008 Berlusconi fonda il Popolo Della Libertà e Fini dichiarerà che mai AN ne avrebbe fatto parte!!
Cazzo quando si ha un’idea, in ideale bisogna battersi fino alla MORTE!
Dopo due mesi di dura lotta… Il Gianfrescotto azzera i vertici di AN, butta tutto all’aria, annulla e distrugge un partito con più di 60 anni di storia e porta tutto su un piatto al nuovo DUCE… Già perché quando si è incapaci di gestire il potere lo si porta da qualcun altro.
Nel frattempo qualche segno di pazza incoerenza il Gianfrescotto lo aveva dato:
Il giudizio su Mussolini cambiò in poco tempo:da “IL Più GRANDE STATISTA” a “IL MALE ASSLUTO”
da firmatario della “BOSSI-FINI” al “VOTO AGLI IMMIGRATI”
da nemico del “TRADITORE CASINI” a “AMICONE CHE SE NON ENTRA NEL GOVERNO… ESCO IO”
Nel luglio del 2010 la metamorfosi del Gianfrescotto è completa batte i pugni sul tavolone della presidenza e tante ne combina da farsi buttare fuori dal suo partito creandone uno tutto nuovo!!
Poi lo scandalo della casa di Montecarlo lo travolge ma lui fa lo gnorri….
Ha regalato un partito col 13% a Berlusca e ne esce con quattro gatti per allearsi con un vecchio democristiano (Casini) e un ex radicale scoppiato (Rutelli) con la nomea di TRADITORE.
Un genio! Signori un Genio!
Nel in carriera Fini disse:
«Credo ancora nel fascismo, sì, ci credo» (19 agosto 1989);
«Nessuno può chiederci abiure della nostra matrice fascista» (Il Giornale, 5 gennaio 1990);
«Mussolini è stato il più grande statista nel secolo. E se vivesse oggi, garantirebbe la libertà degli italiani» (30 settembre 1992);
«…chi è vinto dalle armi ma non dalla storia è destinato a gustare il dolce sapore della rivincita… Dopo quasi mezzo secolo, il fascismo è idealmente vivo…» (maggio 1992);
«Mussolini è stato il più grande statista del secolo… Ci sono fasi in cui la libertà non è tra i valori preminenti» (giugno 1994).
Poi fulminato sulla via di Damasco:
27 gennaio 1995, in occasione del primo congresso di Alleanza Nazionale, dichiara: «È giusto chiedere alla destra italiana di affermare senza reticenza che l’antifascismo fu un momento storicamente essenziale per il ritorno dei valori democratici che il fascismo aveva conculcato».
Alcuni anni dopo, durante la sua prima visita in veste ufficiale in Israele nel 2003, ha denunciato gli errori del fascismo e la tragedia dell’Olocausto, definendo le leggi razziali promosse dal regime fascista come «male assoluto del XX secolo». Molti organi mediatici hanno riportato la dichiarazione estendendo il concetto di male assoluto allo stesso Fascismo.
Ormai io e Fini abbiamo una sola cosa in comune cioè la passione per la subacquea ma durante le mie immersioni non mi mai partito un’embolo al cervello.
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ALLA VIGILIA DEL VOTO DI FIDUCIA: BUONI O CATTIVI?
Faccio prima una premessa che deve essere tenuta a mente durante la lettura di questo articolo:
Per effetto di questa legge elettorale TUTTI i parlamentari sono espressioni dei partiti e dei loro leader.
Ne va da se che non possono essere o non dovrebbero essere battitori liberi eletti dai cittadini contro le direttive dei partiti ma sono persone di FIDUCIA dei leader.
Nonostante questa premessa appena eletti molti parlamentari appena eletti nel PD o nel PDL se ne sono subito usciti e infilati nel gruppo misto.
Più recentemente anche Fini se ne è andato con alcuni seguaci a formare un altro partito.
Ora non si capisce perché chi esce dal governo a dal partito dove è stato eletto tradendo il mandato del proprio partito e in seguito degli elettori viene considerato un libero pensatore che esce dagli schemi e comunque rispettato e non si capisce perché chi decide di entrare o rientrare nel governo è un’inetto comprato o venduto.
Certo è diverso, se il parlamentare che va col governo è uno che rientra perché ha capito l’errore o uno che entra e prima era dall’altra parte.
Comprensibili quelli che erano andati con Fini che tornano… nella vita una cazzata si può fare.
Ma quelli dell’Italia dei Valori!
Gli uomini scelti personalmente dal manettaro Di Pietro … tutti uomini di grande fiducia del capo.
Italia dei Valori!! Finalmente un partito con i valori.
Finalmente si vedono i valori, infatti mollare Di Pietro è sicuramente UN VALORE.
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